venerdì 7 giugno 2013

Non ci vuole niente a distruggere la bellezza

Non mi piacciono: gli alberi tagliati od estirpati come se fossero cose inanimate; i cani chiusi dentro i recinti; i bambini tirati per un braccio. I cibi precotti, i fiori finti, i vasi pieni di erbacce. I mariti, compagni, gli uomini che non sanno accogliere una donna; le persone che non sorridono mai e non si affacciano a guardare il mondo, non viaggiano, non leggono, non regalano una pianta o non si sporcano le mani per creare qualcosa di bello. Non mi piace sentirmi dire "è tardi" "è inutile" "è una perdita di tempo". Non mi piace mangiare con chi lo fa in silenzio, con chi separa i cibi nel piatto, con chi non è curioso di sapere cosa si porta alla bocca. Non mi piace chi critica il prossimo e non si sforza di cambiare se stesso.

Avevo voglia di dirlo, dopo mesi di silenzio, perché a volte è giusto rispondere al bisogno di usare la negazione per affermare qualcosa di bello. Alla faccia di chi con il brutto ci convive senza avvertirne neanche il prurito. Per me quel prurito è come una bussola che mi permettere di non perdere una briciola di bellezza, cercando di comprenderne il valore nella sua fragilità. In quel bellissimo film di Marco Tullio Giordana, I cento passi, Peppino Impastato comprende qualcosa di semplice eppure di rivoluzionario: bisognerebbe ricordare alla gente cos'è la bellezza, aiutarla a riconoscela, a difenderla. (...) La bellezza, è importante la bellezza, da quella scende giù tutto il resto.
Difendere questo valore gli è costato la vita.

Il rischio, all'opposto, è quello di abituarsi alla bruttezza, all'arroganza. All'ingiustizia. Come quella subita da Stefano Cucchi, pestato a morte; un'ingiustizia che continua a rinnovarsi e a sollevare lo sdegno di tutti coloro che non possono e non vogliono accettarla.



Zuppa di pesce
Ingredienti per due persone:

1 moscardino
2 calamari
scampi
cernia
spinarolo
vongole veraci
passata di pomodoro
erba cipollina
aglio
vino bianco
peperoncino
sale

Ci sono molti modi di preparare una zuppa di pesce ma alla base c'è sempre quel brodo saporito, risultato di una cottura in cui nulla viene scartato ma piuttosto aggiunto. Le varianti e i sapori cambiano a seconda della tipologia di pesce che si decide di utilizzare: nel mio caso tutto pesce senza spine, ma ogni pescivendolo che si rispetti vi consiglierà quello spinoso dalle carni più prelibate. A dare sapore al mio piatto è accorso in aiuto il moscardino, gli scampi e delle ottime vongole veraci. Le combinazioni sono però molteplici e personali, come l'uso delle erbe e delle spezie da utilizzare.

Nel cucinare questa zuppa non ho potuto fare a meno di pensare ad alcune ricette brasiliane di Bahia, influenzata senz'altro dalle mie letture sudamericane e dal programma di Michael Palin, che ogni tanto Rai5 replica e che io continuo a guardare senza sosta.


Il pesce non richiede una cottura molto prolungata, ma bisogna stare molto attenti alle diverse "consistenze". Se non siete pratici come me, fatevelo pulire da chi di fiducia e soprattutto fatevi consigliare, non c'è niente di più bello che indugiare intorno al banco del pesce, fare quattro chiacchiere, coinvolgere le signore vicine e  farsi ammaliare dal un prestante pescivendolo.




In una pentola capiente soffriggere uno spicchio d'aglio e un peperoncino intero per qualche minuto. Aggiungere il moscardino diviso a metà e lasciarlo cuocere nel suo liquido fino ad ambratura, senza aggiungere altro. Coprire con il coperchio e lasciar andare per un po'.
Intanto tagliare l'erba cipollina (o il prezzemolo se preferite) e aggiungerla al polipetto. Quando quest'ultimo avrà rilasciato gran parte del suo liquido, integrare la passata di pomodoro regolandovi a vostro gusto a seconda di quanto la preferite sugosa. Salare con parsimonia e cuocere per una quindicina di minuti, aggiungendo mezzo bicchiere di vino bianco. Al termine (non sarà cotto, anzi, non dovrà essere cotto!) aggiungere i calamari in pezzi e lasciar cuocere per altri quindici minuti. Nel frattempo in una padella far aprire le vongole con uno spicchio d'aglio e del vino bianco. Una volta aperte, scolarle con un mestolo forato e filrtrare il liquido rimasto in padella, che andrà aggiunto al brodo della zuppa. 

Trascorso il tempo necessario, unire al brodo i bocconcini di pesce (nel mio caso cernia e spinarolo) e solo all'ultimo gli scampi e le vongole già cotte. La zuppa è pronta da portare in tavola e con due fette di pane bruscato siete in paradiso.


8 commenti:

  1. vero a me a tavola piace la chiacchiera ,è un gran bel momento che rinforza le amicizie, il massimo della vita per me
    Bel post che condivido

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  2. E' vero, condivido appieno con te.
    Sono insopportabili tutti coloro che hanno perso il senso della meraviglia, della delicatezza, il bello della semplicità
    Buon fine settimana

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  3. Babordo, sul cibo la pensiamo allo stesso modo, mangiare accorcia le distanze tra persone e scalda la conversazione :)

    Ciao July, piacere di rileggerti. Buon fine settimana anche a te :)

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  4. Bello rileggerti giulia. ancora più bello riflettendo su amare verità e scempi gratuiti.
    giusto la scorsa settimana, proprio davanti al mio balcone hanno abbattutto un meraviglioso pino marittimo che stava lì da chissà quanti anni (volevo scriverci un post ma ancora proprio non mi riesce).
    sano, sanissimo, ma le sue radici davano fastidio ai parcheggi sottostanti.... Esempio massimo di arroganza, quello di stabilire la fine di un albero così, di punto in bianco, per futilissimi motivi.
    L'abitudine alla bruttezza è purtroppo radicata fin nel midollo.
    un richiamo all'ordine fa sempre molto bene, apre gli occhi di chi almeno è ancora capace di vedere, o semplicemente desideroso di farlo.
    Io sono una che separa il cibo nel piatto: mangio le lasagne in verticale strato dopo strato, apro i sofficini e i bastoncini per mangiarne prima il riepieno, srotolo gli involtini, strizzo la sottiletta dai toast, seziono l'insalata di riso e nel minestrone mangio prima tutti i legumi....ma non sopporterei di mangiare in silenzio, di non assaporare ogni boccone, di dare per scontato tutto quello che transita nel mio piatto.
    felice di rileggerti, davvero. e di immaginare il sapore e il profumo di questa meravigliosa zuppa di pesce.
    bacioni grandi

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  5. è molto bella la frase de "i cento passi" che hai riportato, le manca solo una postilla: non dobbiamo mai smettere di "coltivare" noi per primi la bellezza, non dobbiamo mai accontentarci di godere di quella che ci circonda...perchè è attraverso quello che facciamo noi che chi ci circonda può capirla ed imparare ad amarla..
    ...e direi che questa zuppa di pesce si presta bene assai all'uopo :D
    bentornata :)

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  6. ciao cara, sono con te, mai arrendersi e darsi per vinti, la bellezza viene da dentro e tutti l'abbiamo, basta saperla tirar fuori e faccio coro con te a dire basta a chi si è arreso e vuole che lo faccian tutti ... un abbraccio <3

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  7. Cara Luna,vado e vengo con le lune ultimamente. Spero che tu stia bene, è tanto che non ti leggo, ho abbandonato il web per un po' e anche la cucina vissuta in un certo modo.
    Rabbia e indignazione per chi taglia alberi, come fossero pali della luce. Non lo sopporto. Aspetto il tuo post, spero lo scriverai presto anche solo per "denunciare" la naturalezza con cui si vive tutto ciò, come se fosse normale. Abituale.
    Insomma, mi sbucci i sofficini nel piatto? Ok, passino i sofficini, ma la lasagna a strati...no, non posso tacere!!! :)) Sto scherzando cara Luna, ognuno mangia come vuole...la vera libertà è proprio questa.
    Ti abbraccio forte e spero a presto

    Caro Kochab,
    hai toccato un tasto importantissimo. Dobbiamo essere i primi a coltivare il bello, a riconoscerlo e trasmetterlo. Un impegno che richiedere coerenza, una qualità rara al giorno d'oggi.
    Bentornato anche tu, anzi...quando ci delizierai con una nuova ricetta e nuove parole? Baci tanti

    Ciao Luisella,
    proprio vero quel che scrivi. Tutti l'abbiamo.
    Un abbraccio :)

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