lunedì 9 luglio 2012

La Tagua e la mia Torta tiramisù all'ananas e cocco

Ditemi che anche a voi sembra un sole stilizzato perché l'intento era proprio quello. Un fresco sole all'ananas per la torta di compleanno di mia madre che la scorsa settimana ha compiuto gli anni. La foto non rende, lo so. E' anche un po' sfocata. Poi il dettaglio delle paperelle (ochette?) sullo sfondo completa il quadretto da cena estiva in famiglia, con mio padre pronto ad affettare la torta lasciandomi giusto il tempo di scattare un paio di foto...


Ieri sera ho superato la mia orchite di sempre e ho fatto una passeggiata tra le bancarelle allestite in piazza, che sono per me un richiamo sempre irresistibile. Nonostante le conosca ormai a memoria - a rotazione si affacciano sempre le stesse persone - mi piace rovistare tra vecchi libri, dvd, oggetti usciti dalle cantine degli altri, utensili in legno lavorato e decorato a mano, ma anche borse e gioielli artigianali che non mancano mai. Questa volta però c'era anche una piacevole new entry.

Non avevo mai sentito parlare della Tagua, l'avorio vegetale estratto da una palma che cresce nelle foreste pluviali del Sud America. Una famiglia colombiana ha incentrato la sua piccola attività intorno alla lavorazione dei semi di questa pianta, da cui appunto è possibile ricavare oggetti di vario tipo. Viene chiamato avorio vegetale perché ricorda la consistenza e il colore dell'avorio animale, con la differenza che nessun elefante viene brutalmente ucciso come accadeva un tempo. E come forse ancora accade in parti del mondo non raggiunte dalle nostre reti televisive. Come dicevo, la Tagua è ricavata dalla lavorazione del nocciolo del frutto (mococha) il quale inizialmente contiene al suo interno un liquido dal sapore simile al latte di soia. Invecchiando, il liquido si solidifica formando appunto il nocciolo. Si tratta di un commercio ecosostenibile che preserva l'habitat delle foreste e offre allo stesso tempo una fonte di sostentamento attraverso il lavoro di raccolta e artigianato. I semi possono avere grandezze diverse e si prestano quindi ad essere lavorati manualmente, grazie a quell'abilità artistica che non ha ancora abbandonato l'essere umano.

Questa famiglia colombiana - tutti fieri del loro lavoro di cui parlavano con minuzia di particolari - si è dedicata alla lavorazione di gioielli realizzando collane e orecchini di notevole bellezza, utilizzando anche semi di altre piante: mais, caffè, meloni e altre piante provenienti dalle loro foreste, colorati e intrecciati con fibre naturali. C'erano anche fette di pomodoro, limone e banana essiccate e indurite con una sorta di gelatina. 

La scelta è stata dura, ma alla fine ho optato per un paio d'orecchini fatti di semi di melone colorati e uniti da cordicelle di diverso colore (una rosa e una verde). Niente Tagua per questa volta.




Il sole sulla mia torta è un omaggio al sole che ho dentro di me e che ritrovo un po' ovunque in questo periodo, soprattutto nei libri che leggo e nei viaggi attraverso quella navicella della fantasia che mi permette di staccare la spina quando ne ho voglia. E di volare.


Ingredienti:

per il pan di spagna

75 gr di frumina
75 gr di farina
5 uova
150 gr di zucchero
1 bustina di vanillina
1 bustina di lievito

per la farcitura

500 gr di mascarpone
5 uova
7 cucchiai di zucchero
1 limone
ananas a fette
farina di cocco

per la bagna

maraschino 
acqua

Volevo provare a realizzare il pan di spagna senza il lievito (come dovrebbe essere) seguendo le indicazioni di Laura, ma essendo già passata per due fiaschi consecutivi ho deciso di rimandare i miei esperimenti a giorni di non-compleanno...
Consiglio di preparare il pan di spagna il giorno prima o la mattina per la sera, in modo che si raffreddi bene prima di essere tagliato.

Dividere gli albumi dai tuorli e unire a questi ultimi lo zucchero. Mescolare con le fruste fino ad ottenere un composto spumoso. Aggiungere gradualmente la farina setacciata insieme al lievito ed alla vanillina. Amalgmare bene il composto e solo alla fine aggiungere gli albumi montanti a neve fermissima (con un pizzico di sale) mescolando con una spatola dal basso verso l'alto, affinché il composto non si sgonfi e inglobi aria. Cuocere in forno preriscaldato a 150° per circa 45 minuti. Una volta cotto far raffreddare completamente.

Dedicarsi infine alla crema. Montare i cinque tuorli con lo zucchero e la scorza di un limone. Quando il composto sarà chiaro e spumoso, aggiungere il mascarpone a cucchiate (una alla volta) e amalgamarlo con cura. Unire infine gli albumi montati a neve ferma e mescolare sempre dal basso verso l'alto con una spatola.

Tagliare il pan di spagna dividendolo a metà. Bagnare i due dischi con una bagna di acqua e maraschino (assaggiatela per regolarvi sul grado alcolico) e cospargere il disco inferiore con la crema. Adagiarvi le fette di ananas e cospargere con la farina di cocco. Chiudere il disco e ricoprire lo strato esterno con la crema, l'anans a vostro gusto e abbondante cocco a pioggia. 

La consistenza è morbida, proprio come un tiramisù, il sapore fresco e, credetemi, veramente buono. Dopo il primo giro ne era sparito mezzo ed eravamo solamente in quattro...



3 commenti:

  1. No ma sono cose bellissime!!! La torta innanzitutto: che con l'ananas è super buona e pure a mia mamma piace tantissimo perciò gliela devo fare assolutamente e prima possibile!
    La tovaglietta con le paperelle credo sia il vero tocco di classe: recentemente in questa casa è stata surclassata da quella con le mucche, ma vuoi mettere? le paperelle danno sicurezza, offrono riparo e certezze a una vita fatta di cose fashion, impiattamenti a regola d'arte, stoviglie e biancheria di classe.
    Ma de che? Viva le paperelle!! E le incerate (un po' strappate un po' tagliuzzate) con la frutta e la verdura o al massimo i girasoli!
    E poi quei quegli orecchini fatti coi semi di melone, signora mia..........che belli!!
    Forse è la stessa bancarella dove io (alla sagra del vino dell'anno scorso) ho preso l'anello coi chiodi di garofano incastonati (ma forse no, non aveva le stesse splendide cose di cui parli tu e questi orecchini, che gli orecchini sono la mia passione, non potevano sfuggirmi!).
    Perché sì, di bancarelle sono dipendente anche io, ma io a differenza tua l'orchite non l'ho ancora superata per quest'anno e giusto sabato sera il mio 3/4 ed io abbiamo trascorso una seratona a base di pizza (fatta in casa) birretta gelata e partita a briscola e poi a scopa sul terrazzino al fresco!
    Ma si stava così bene!!
    E quindi ecco, tirate tutte le somme di questo mio lunghissimo commento (che ora chiudo, giuro) direi che mi piace tutto, tutto quello che hai presentato: dalla prima all'ultima cosa!
    Tanti auguri alla mamma e baci a te.
    buona giornata!

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  2. P.S.: oh e naturalmente questa torta farà parte del menu della nostra pasticceria, mi sembra ovvio.

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  3. L'anello con i chiodi di garofano è appena entrato nella mia lista di priorità!!! Non so se si trattava della stessa bancarella, ma non ho trovato chiodi di garofano l'altra sera.

    Sai che ti dico, evviva le paperelle. Sarà che certe foto mi fanno venire "l'ansia da prestazione" e preferisco - anche per una questione di pigrizia - scattare nel modo più casereccio possibile. Ma si, perché nascondere che sono terra terra?? :D E' vero che si mangia ANCHE con gli occhi, è vero che cedo al tentativo di far sembrare il mio piatto qualcosa di uscito dalla cucina di uno chef (tentativo a vuoto, lo so!!) ma sono troppo "rigidamente" attaccata all'immediatezza di ciò che mangio per pensare a costruire un set. E voglio che sia così e che continui ad esserlo.

    T'immagino cara Luna a giocare a briscola dopo una pizza fatta in casa e una birretta gelata. Una di queste sere aspettati una citofonata!!! Posso portare il dolce?

    ...Anche tu stai realizzando un menù virtuale per la nostra virtuale pasticceria? Bella lei...sappi che nel nostro futuro vedo un blog a quattro mani interamente dedicato ai dolci. Così...puor fantasticher...

    Un abbraccio e un bacione!!

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